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Le rivoluzioni inglesi del seicento

 

 

Le rivoluzioni inglesi del seicento

 

La situazione politica nei primi decenni del ‘600 era quella di una monarchia coadiuvata dall’aiuto di un parlamento diviso in:

  1.  

    Camera dei Lord: formata da personaggi dell’aristocrazia e dai vescovi,

(Organo rappresentativo, non elettivo, del parlamento inglese. La sua origine risale al XIII secolo, come assemblea di nobili e grandi feudatari il cui consenso era richiesto, secondo i dettami della Magna Charta (1215), per rendere esecutivi i decreti reali in materia fiscale. Il suo peso nell'ambito del sistema bicamerale inglese è andato gradualmente diminuendo dal XVII secolo. Con il bill del 1911 e la successiva legge del 1949 essa ha perduto definitivamente ogni potere legislativo in materia finanziaria a vantaggio della Camera dei comuni: la sua eventuale opposizione a una proposta di legge è divenuta sormontabile con una duplice approvazione da parte dei comuni. Attualmente la Camera dei lord gode di poteri limitati, ma adempie a funzioni importanti come quella di revisionare le proposte di legge che, a suo parere, non abbiano ricevuto una formulazione sufficientemente dettagliata e precisa dalla Camera dei comuni).

 

Vi erano anche altri due organi:

  • La Camera Stellata, in cui i nobili avevano funzioni politico-giudiziarie con lo scopo di punire i colpevoli di alto tradimento verso la corona (Star Chamber, 1487 - 1641. Tribunale regio inglese. Fu istituito nel 1487 con il compito di sorvegliare gli sceriffi, reprimere le rivolte e in particolare giudicare i casi a sfondo politico che il governo riteneva opportuno sottrarre alla giurisdizione delle magistrature ordinarie. Fu soppressa dal parlamento lungo

    nel 1641).

  • La Camera della Corona, dove i nobili di spada (Nobili di origine signorile in quanto distinti, in età moderna, da quelli di ascendenza più recente, denominati

    nobiltà di toga. Le origini risalgono all'XI secolo, quando furono codificate le differenze formali tra il ceto dirigente feudale e il resto del popolo. Si intendeva per nobile colui che combatteva con equipaggiamento completo da cavaliere e che viveva del lavoro altrui grazie al possesso di terre. Nel corso del basso Medioevo la nobiltà tradizionale s'indebolì e si ridusse di numero, a causa della partecipazione alle guerre e per via di spese improduttive e di epidemie. Il declino relativo della nobiltà di spada rispetto a quella di toga proseguì nell'Europa occidentale per tutta l'età moderna. L'influenza della nobiltà di spada fu maggiore, in questo periodo, nell'Europa orientale, grazie al minore sviluppo degli stati e dei ceti mercantili e burocratici. Le confische e le persecuzioni della rivoluzione francese e del periodo napoleonico ne fecero notevolmente diminuire l'importanza. Nell'epoca contemporanea hanno mantenuto prestigio solo quelle frange della nobiltà, di spada o meno, capaci di inserirsi con successo nel mondo degli affari.) erano nominati dal re come consiglieri- protettori

  1.  

    Camera dei Comuni: aveva esponenti della borghesia e dei proprietari terrieri ma non nobili, era elettiva ma solo per suffragio censitario

 

Poteva eleggere solo chi aveva un certo reddito

 

Poteva essere eletto solo chi aveva un reddito maggiore.

La classe media (GENTRY) presente era molto variegata: comprendeva i piccoli e grandi commercianti, soprattutto l’apparato della compagnia delle Indie, (Compagnia delle Indie orientali, 1600-1858. Nata alla fine del Cinquecento come società di mercanti londinesi, ricevette il suo primo statuto, firmato da Elisabetta I, il 31 dicembre 1600, ma assunse la sua definitiva denominazione solo nel 1711. Le venne riconosciuto, fin dalla regolamentazione (Charter) del 1600, il monopolio quindicennale del commercio inglese nell'area compresa tra il capo di Buona speranza e lo stretto di Magellano. Il capitale iniziale assommava a 72.000 sterline, diviso tra 125 azionisti, e dal 1612 venne consentita la libera circolazione delle singole quote azionarie che ne favorì la dispersione. L'assemblea degli azionisti eleggeva un governatore, un vicegovernatore e un consiglio di amministrazione (Court of Directors) di ventiquattro membri. Nel 1657 Cromwell procedette a una riorganizzazione statutaria, fissando il capitale sociale a 740.000 sterline. In seguito ai crescenti contrasti con la Compagnia olandese delle Indie orientali, culminati nel 1623 con il massacro dei mercanti inglesi ad Amboina (Molucche), i due paesi raggiunsero una sorta di tacito accordo che dava all'Olanda una posizione dominante sull'isola di Giava e sulle altre isole dell'arcipelago indonesiano e agli inglesi il controllo dei commerci con l'India (esclusa Ceylon), mentre entrambe le compagnie restarono libere nei propri movimenti in estremo Oriente. Dopo aver stabilito un primo centro commerciale a Surat, in India (1612), la Compagnia ottenne nel 1616 dal Gran Mogol (impero moghul) l'autorizzazione a creare delle basi commerciali e ad applicare nei confronti dei traffici inglesi la legislazione della madrepatria. Sorsero così alcuni empori fortificati: Fort Saint George (1639) vicino Madras, la base di Bombay (1668), antico possedimento portoghese portato in dote da Caterina di Braganza a Carlo II, e Fort William (1696) a Calcutta nel Bengala. In Cina, lo stabilimento commerciale di gran lunga più importante fu quello di Canton, vertice dei traffici del country trade e dell'oppio. Con Carlo II la Compagnia subì una duplice modificazione, da un lato ottenendo crescenti funzioni destinate a trasformarla da società commerciale in organismo dotato di piena giurisdizione civile e militare in India, dall'altro subendo un processo di progressiva sottoposizione al governo inglese. Il successo inglese nella guerra dei Sette anni pose fine a ogni possibile concorrenza francese, mentre le vittorie ottenute a Plassey (1757) e Buxar (1764) dalle truppe della Compagnia guidate dal governatore Robert Clive sul nawab del Bengala portarono all'effettivo dominio di questa ricca regione e in seguito della costa orientale (guerre del Karnataka) e del regno di Oudh. Nei decenni successivi, il dominio sull'India si estese sempre di più e fino al 1858 la East India Company agì come vero e proprio governo dei territori indiani con pieni poteri amministrativi e giurisdizionali (dominazione britannica in India). L'ampliamento del territorio sottoposto al controllo della Compagnia e le accuse di corruzione e malversazione indussero il governo inglese prima a centralizzare le funzioni amministrative nella carica del governatore del Bengala (Regulating Act, 1773) e poi, con l'India Act del 1784, preparato da William Pitt, a dar vita a un Board of Control (Comitato di controllo) nominato dalla corona, che sopraintendeva alla compagnia stessa, ma in realtà rendeva il suo potere quasi nominale. Il processo di esautorazione proseguì con il rinnovo del Charter nel 1813, che aprì i possedimenti indiani al libero commercio e ai capitali dei sudditi britannici, e con la legge di Robert Peel del 26 luglio 1833, che obbligava la Compagnia a rinunciare ai residui privilegi commerciali in estremo Oriente e alle attività economiche dirette. Nel 1858, dopo la grande rivolta (vedi

mutiny) delle truppe indigene, l'India passò alle dirette dipendenze del governo britannico.)
i piccoli e i grandi proprietari terrieri, ma ne erano totalmente esclusi gli operai ed i contadini.

Aveva un potere molto forte. (Ramo elettivo del parlamento bicamerale inglese. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando città e contee furono autorizzate a inviare alla Camera dei lord, per decidere su questioni fiscali, propri rappresentanti, la cui elezione, per censo, fu regolata nel 1430. La Camera dei comuni (nel senso di non nobili) iniziò a riunirsi separatamente da quella dei lord e ad esercitare la funzione legislativa nella seconda metà del Cinquecento, in seguito all'aumento dei rappresentanti delle città e dei piccoli e medi proprietari terrieri. Nel 1604 furono concesse ai membri del parlamento l'immunità giudiziaria e la libertà di parola in materia religiosa. Alla fine del Seicento la Camera dei comuni riuscì definitivamente a controllare l'uso dei fondi concessi al re e a stabilire il diritto di essere la sola camera a promuovere misure di tassazione. Nel tardo Settecento sorse la questione della riforma delle circoscrizioni elettorali, non più rappresentative del numero e della distribuzione dei votanti, che furono modificate col Reform Bill del 1832. Il numero degli elettori fu aumentato più volte nel corso del XIX secolo, fino ad arrivare al suffragio universale dopo la Prima guerra mondiale. Con leggi del 1911 e del 1949 la Camera dei comuni assunse pieni poteri legislativi, a detrimento della Camera dei lord. )

 

Dopo la morte di Elisabetta I sale al trono Giacomo I Stuart, già re di Scozia, unisce i due regni, trovando non poche difficoltà poichè uno era anglicano, l’altro presbiteriano con delle minoranze consistenti come quella dei puritani, calvinisti intransigenti che furono costretti a scappare dall’Inghilterra sul Mayflower e fondarono le colonie nord-americane. Si devono così unire due strutture ecclesiastiche totalmente differenti: una piramidale governata dal vescovo di Canterbury, l’altra orizzontale, governata da assemblee di anziani chiamati presbiteri. Il suo governo è di tipo assolutistico e tenta di tagliare fuori il parlamento, affermando che il suo potere deriva direttamente da Dio;

 

al contrario questi gli chiedeva più libertà:

  •  

    chiedevano di abolire le camere della Corona e Stellata

  •  

    chiedevano di poter approvare le tasse imposte e di aver il diritto di veto sulle leggi

  •  

    chiedevano di eliminare dalla camera dei lord i vescovi.

     

 

Nel 1628 muore Giacomo I senza però averglielo concesso; sale al potere il figlio Carlo I che ne accentua la politica ferrea, ma il parlamento lo stesso anno gli fa firmare la Petition of Right dove:

 

1. il re limitava il suo potere;

 

2. diritto di veto al parlamento su tasse e leggi

  1.  

    habeas corpus con cui si riduceva il periodo di carcere che subivano i condannati ad un massimo di 3 giorni dopo cui il magistrato prendeva il prigioniero in sua custodia e aveva luogo il processo.

    HABEAS CORPUS ACT
    (1679). Legge inglese, pilastro del diritto penale anglosassone, promulgata dal parlamento contro il re Carlo II, al fine di evitare gli abusi perpetrabili ai danni dei cittadini tratti in arresto. Sanciva il diritto, già esistente dal 1627, di ogni imputato a conoscere le cause del suo arresto e a ottenere la libertà provvisoria dietro pagamento di adeguata cauzione.

Carlo I, dopo aver firmato il documento, scioglie il parlamento ad oltranza fino a quando gli scozzesi di ribellano perchè il vescovo di Canterbury, William Loud, gli impose un libro di preghiere anglicane. Nel 1637-1638 inizia il conflitto con gli scozzesi che però ha un esito negativo per la mancanza di fondi cosi il re convoca di nuovo il parlamento (1640) che però glieli rifiuta, allora lo scioglie (Parlamento corto. Parlamento inglese rimasto in attività tra l’aprile e il maggio del 1640. Fu convocato dal re Carlo I Stuart (1625-1649), al fine di ottenere aiuti finanziari per la lotta contro i presbiteriani scozzesi. Non avendo accolto le richieste del sovrano, il (—) fu immediatamente sciolto. Ad esso fece seguito il cd. Parlamento lungo) ma lo riconvoca per lo stesso motivo poco tempo dopo: il parlamento allora gli chiede di abolire la ship money (La Ship money fu una tassa imposta dai re d'Inghilterra per la riscossione di denaro da destinare alla

flotta da guerra.

 

Sotto i regni di Edoardo I ed Edoardo III la legge era stata applicata solo in casi di guerra. Nel 1634 il re Carlo I

invece mise in atto la legge, pur non essendo l'Inghilterra in guerra. La tassa, impopolare, servì a riorganizzare la potenza navale inglese e ridiede risorse alle casse di stato.

 

 

Successivamente abolita insieme alla censura dei testi religiosi.)

 

che aveva imposto come tassa portuale a tutte le città inglesi, oltre che a quelle sulla costa. Il re attacca Westminster nel 1642 ed i parlamentari si riuniscono sotto la guida di Oliver Cromwell, puritano con orientamenti repubblicani che aveva militato nel new model army, ora a capo delle teste rotonde. Nel 1645 avvenne la sconfitta del re a Naseby, che venne privato del potere. Ora si doveva decidere del futuro del paese e questo fu oggetto di discussione degli intellettuali nelle truppe di Cromwell che non erano state sciolte ma si erano accampate a Putney: vi erano due schieramenti contrapposti: la tesi repubblicana ma non a suffragio universale, solo di coloro che avevano la residenza inglese e un reddito stabile quindi un lavoro fisso, di Cromwell era sostenuta da Ireton nei dibattiti contro Rainboroug che sosteneva le tesi dei levellers, che optavano per un parlamento a suffragio universale, non i nullatenenti, e una maggiore libertà di religione. A queste due proposte di aggiungevano quelle più radicali dei diggers, che volevano un suffragio universale in una società dove non esisteva la proprietà privata; e i filomonarchici. Oltre che contro questi ultimi tre, Cromwell aveva contro anche scozzesi e irlandesi. Nel 1648 Carlo I tenta un colpo di stato ma viene sconfitto e Cromwell comprende che è un pericolo troppo grande e convoca il Parlamento moncone, cioè con solo i suoi favorevoli, che lo accusa di tradimento e lo condanna a morte. Viene così istituito il Commonwealth con il condottiero come lord protettore e governa in modo autoritario, chiedendo al parlamento di sciogliersi per formare un nuovo parlamento senza la camera dei lord. nel 1651 emanò l’Atto di navigazione in cui afferma che i mercantili olandesi non possono commerciare con la Gran Bretagna, in quanto importatore concorrente dall’oriente, e nel 1653 fa un colpo di mano e forma il parlamento dei Canti, composto solo da coloro che avevano il suo stesso ideale e religione. Egli morì nel 1658 e il figlio Richard venne sconfitto dall’esercito, poichè fedele agli ideali repubblicani. Nel 1660 ci fu il ritorno di Carlo II Stuart che ottenne un’amnistia con il parlamento e la chiesa. Dopo la sua morte nel 1685 salì al trono il fratello Giacomo II Stuart nonostante la proibizione impostagli dal parlamento perchè cattolico. Infatti sciolse la camera e governò sotto la minaccia di un ritorno al cattolicesimo. Quando nacque il figlio maschio decise di allevarlo come cattolico e per poco non si ritornò alla guerra civile, ma il parlamento chiamò al potere suo genero, Guglielmo D’Orange, stathouder delle province olandesi, che aveva sposato la figlia Maria, e iniziò il suo regno nel 1689: Giacomo II fu costretto a fuggire presso Luigi XIV.

 

In quest’occasione gli orientamenti del Parlamento si raccolsero per la prima volta nella storia europea in due partiti:

  •  

    i whigs, filoparlamentari;

  •  

    i tories, difensori delle prerogative regie.



 

La Gloriosa Rivoluzione del 1688 portò due sostanziali cambiamenti:

 

1. si affermava il fondamento contrattuale della legittimità del sovrano

 

2. l’approvazione di una Dichiarazione dei Diritti che i sovrani dovevano giurare e osservare.

Nasceva cosi una nuova forma di governo: la monarchia costituzionale.

 

Nel 1688 il Parlamento cacciò Giacomo II con un colpo di Stato incruento (Gloriosa Rivoluzione). A Guglielmo II d’Orange venne imposta la Dichiarazione dei diritti in cui venivano sanciti i diritti dei cittadini e del Parlamento. Si affermava inoltre che le iniziative del sovrano dovevano godere del consenso del Parlamento. Così la monarchia costituzionale soppiantò l’assolutismo. Si affermava l’idea del contrattualismo del filosofo John Locke, secondo il quale la legittimità del potere deriva da un accordo tra Parlamento (cioè i sudditi) e Corona, che prevede il riconoscimento reciproco di diritti e doveri, la libertà politica e religiosa e la certezza del diritto.

 

Con la monarchia costituzionale i poteri del sovrano sono limitati da un patto. La monarchia cessa di essere un’istituzione al di sopra dello Stato e diventa un organo dello Stato.

 

La Monarchia parlamentare è l’evoluzione della monarchia costituzionale. Il governo è responsabile nei confronti del Parlamento e non più del sovrano.

 

Nel 1707 venne creato il Regno Unito di Gran Bretagna, formato dall’unione politica di Scozia, Irlanda e Inghilterra.

 

Nel 1714, alla morte di Anna Stuart figlia di Guglielmo d’Orange, la Gran Bretagna passò a Giorgio I d’Hannover che diede inizio alla dinastia che ancora oggi regna in Inghilterra.