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La sofistica

2012-02-03

 

La sofistica sosterrà contro Parmenide che l’assoluto non esiste, che non è fondata la pretesa di accedere all’assoluto col pensiero, che esiste la pluralità e che la conoscenza è fondata sui sensi. Al pensiero parmenideo viene contrapposta la conoscenza sensibile, ma questa è una forma di conoscenza fortemente legata all’individuo: l’individuo sano o l’individuo malato percepiscono una stessa pietanza come dolce o come amara a seconda appunto del loro stato di salute, anzi nello stesso individuo si può avere una mutazione del gusto proprio perché sopravviene una malattia, e quello che era percepito prima come dolce viene percepito poi come amaro. Affidarsi ai sensi vuol dire affidarsi a una forma di conoscenza, ad una facoltà conoscitiva, che porta inevitabilmente a posizioni personali, a posizioni di carattere individuale. Quindi: rifiutato Parmenide, negata l’unità, caduta la fiducia nel pensiero, eretti i sensi a unico criterio di conoscenza , si cade nella conoscenza relativa all’individuo, nel relativismo, nel soggettivismo. Ma le filosofie sono coerenti: se sarò soggettivista nella conoscenza, sarò di conseguenza soggettivista anche nella morale: la morale sofistica si configura pertanto come centrata sull’individuo, quindi prende l’aspetto o di edonismo (vale a dire che il bene viene fatto coincidere col piacere, che è qualche cosa ovviamente di individuale), o di utilitarismo (il bene viene fatto coincidere con l’utile). La morale sofistica, coerentemente con le sue premesse conoscitive e ontologiche, sarà una morale o edonistica o utilitaristica.
Riepiloghiamo la costellazione di concetti della sofistica: abbandono dell’assoluto, abbandono della verità, trionfo dell’opinione, quindi relativismo, scetticismo, soggettivismo, individualismo, edonismo, utilitarismo, tutte cose che sono perfettamente coerenti tra di loro. Infatti, se non esiste la verità, esisteranno le opinioni, e a questo punto la sofistica affermerà un fatto contraddittorio, come vedremo tra breve, cioè che tutte le opinioni si equivalgono: è chiaro che se non c’è un criterio oggettivo per trovare la verità quanto ognuno afferma equivale a quanto affermano gli altri: «tutti sanno tutto» — affermeranno i sofisti — nel senso che tutte le opinioni sono ugualmente degne e si equivalgono. Se tutte le opinioni sono equivalenti, che cosa ne consegue? Che cercherò di imporre la mia opinione all’altro: non potremo discriminare tra la mia opinione e la sua sulla base di quale è più vera, e cercheremo semplicemente di prevaricare l’uno sull’altro. La prima forma di prevaricazione è la retorica. Non c’è verità, allora cercherò di impormi non con un ragionamento vero, ma semplicemente muovendo gli affetti, tentando di commuovere, di entusiasmare, di far leva sull’invidia, sulla gelosia, sullo spirito di vendetta, sullo slancio emotivo, cioè sui sentimenti e sulle passioni, che sono sempre qualche cosa di ambiguo, di soggettivo. La retorica, come arte del persuadere, come arte del ben parlare, si sostituisce alla filosofia.
Rilevato l’aspetto negativo della sofistica, si deve però riflettere su questo: se la sofistica è un momento necessario nella storia della filosofia, vuol dire che ha una sua logica, vuol dire che contiene una sua parte di verità. La sofistica è qualcosa di negativo perché innalza l’opinione contro la verità, il soggettivismo contro l’oggettività, ma apre la strada per poter capire la verità su un piano molto più alto, che sarà il piano di Socrate e di Platone. Nella sofistica, col suo raffinamento nella capacità di argomentare, di ragionare, si presenta qualche cosa di molto positivo, che Socrate e Platone faranno proprio.
Questo aspetto è stato colto molto bene da Hegel nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia. Hegel dice che i sofisti sono stati “i maestri della Grecia” nel senso che sono stati i primi ad avere una cultura come noi la intendiamo e a cercare di diffonderla. Nella Grecia prima dei sofisti ci sono stati grandi pensatori naturalisti, ma non si proponevano di diffondere le loro conoscenze o di educare i giovani, né questo veniva fatto dalla casta sacerdotale, che era dedita solo ai sacrifici, alle cerimonie sacre, ecc. I sofisti sono i primi maestri dell’umanità, cioè sono i primi uomini di cultura che cercano di diffondere la cultura, per questo Hegel li definisce “maestri della Grecia” e li chiama “illuministi”, nel senso che sono i primi che intendono mettere tutto a confronto con la luce dell’intelletto, col pensiero, anche se mettendo tutto a confronto col pensiero, inteso in maniera soggettiva, distruggono tutto. L’elemento positivo della sofistica consiste dunque nel fatto che essa è ‘illuminismo’, tentativo di illuminare col pensiero il dogma, cioè le credenze non dimostrate. La sofistica è contro l’atteggiamento fideistico e dogmatico di ossequio all’autorità, di ossequio alla tradizione: si possono accettare contenuti solo se sono stati passati al vaglio del pensiero. Questo pensa il sofista, e in questo svolge un’azione fortemente innovativa nella storia della civiltà. In proposito dice Hegel:«Il termine di ‘cultura’ è indeterminato, significa in generale ‘coltivare’, ‘elevare coltivando’, se lo vogliamo precisare ha questo significato: ciò che il pensiero libero deve conquistare lo deve trarre da sé come propria convinzione».
I primi che hanno iniziato a introdurre la riflessione all’interno dei rapporti umani, quindi nella sfera della morale, della politica e della società, sono stati i sofisti. Hanno dato vita alla “rivoluzione antropologica”, mettendo l’uomo al centro della realtà. La ragione non investiga più l’essere, la natura, ma gli stessi rapporti umani. I sofisti contribuiscono ad affermare che il pensiero è la suprema istanza, è il supremo tribunale: Niente viene accettato se non è passato davanti al tribunale del pensiero: «Il pensiero, dunque, il pensiero identico a sé volge la sua forza negativa [si manifesta come critica, perciò Hegel parla di “forza negativa”] contro le molteplici manifestazioni particolari della teoria e della pratica, contro le verità della coscienza naturale [cioè della coscienza ingenua] contro le leggi e i principi vigenti nella loro immediatezza». Tutto deve essere spiegato, non può restare immediato, senza spiegazione: «E ciò che alla rappresentazione appare saldo, nel pensiero si dissolve, e lascia così da un lato che la soggettività particolare faccia di se stesso un primo e un saldo e riferisca tutto a sé».
La prima sofistica — cioè quella di Protagora e Gorgia — è animata da buoni ideali. I primi
 
Le tesi della sofistica sono: lo scetticismo, il relativismo e il soggettivismo. I sofisti sostengono che non c’è una verità oggettiva da conoscere, ma valgono solo le opinioni, e quindi vale la retorica che permette di far prevalere la propria opinione su quella degli altri. Lo scetticismo dei sofisti si riannoda intorno ad alcune proposizioni che Platone nel Protagora, cioè nel dialogo intitolato proprio al grande sofista, magistralmente smonta in una maniera che vale ancora oggi. L’argomentazione nella sua essenzialità è questa: prima di tutto i sofisti pensano che nessuno conosca niente veramente. Ora, dire che nessuno conosce niente, cioè che c’è l’ignoranza assoluta, è falso, perché se affermo che c’è l’ignoranza assoluta, cioè l’assoluto non sapere, pretendo di sapere qualche cosa, cioè pretendo di sapere che c’è il non sapere: allora il non sapere (cioè l’ignoranza) non è assoluto, ma è relativo, quindi si sa qualche cosa, e basta che si sappia qualche cosa perché lo scetticismo sia sconfitto. Affermo che c’è una assoluta ignoranza, cioè che nessuno di noi può sapere niente, ma nel fare questa affermazione sto affermando proprio di sapere che non si sa niente.
Come si fa a dimostrare la falsità dell’opinione di un altro? Il modo più banale è quello di contrapporgli un’altra opinione, invece il metodo di Socrate e di Platone è quello di dimostrare l’autocontraddittorietà di ciò che afferma l’avversario, perché se enuncio semplicemente un’altra affermazione mi metto già dalla sua parte, cioè riconosco implicitamente che ci sono tante opinioni. Platone smonta la sofistica non col contrapporre all’errore della sofistica una sua verità; egli analizza le affermazioni dei sofisti e mostra che sono autocontraddittorie, cioè si distruggono da sé: questo è il metodo giusto per confutare. Ora, appunto, l’affermazione che c’è una assoluta ignoranza è falsa, perché se faccio questa affermazione pretendo di sapere.
Per i sofisti, inoltre, non si sa niente; di conseguenza, valgono solo le opinioni, che si equivalgono, e pertanto si può dire che tutti sanno tutto. Platone fa rilevare questo: che se pretendo di dire che è vero che tutti sanno tutto non dovrei neppure fare questa affermazione, perché dovrebbe essere già nota a tutti, quindi anche questa affermazione è autocontraddittoria. Ma, soprattutto, come smonta lo scetticismo, cioè il primo cardine della sofistica? I sofisti affermano — se vogliamo ridurre il loro pensiero a una formula — che tutto è falso. Ora, se affermo che tutto è falso, pretenderò poi che la mia affermazione è falsa, o che essa non lo è? Se dico che tutto è falso e pretendo che questa mia affermazione sia vera, sto dicendo che c’è una verità, quindi non è vero che tutto è falso; se è vero invece che io voglio sostenere proprio che tutto è falso, allora è falso anche quello che sto dicendo, cioè che tutto è falso, e quindi esiste qualche cosa di vero: Platone non lascia scampo a Protagora e alla sofistica, cioè all’affermazione dello scetticismo integrale che tutto è falso e che bisogna accontentarsi delle opinioni. Tale posizione è falsa perché — ve lo ripeto in quanto penso sia importante che voi apprendiate questo tipo di ragionamento — se affermo che tutto è falso la mia affermazione sarà anch’essa falsa, allora non sarà vero che tutto è falso, quindi esiste una verità e ci si deve mettere a cercare la verità: questa è una prima possibilità; se sostengo invece che tutto è falso tranne la mia affermazione, di fatto sto sostenendo che almeno una verità c’è. Quindi in tutti e due i casi, o che io pretenda che l’affermazione tutto è falso sia vera, o che io pretenda che sia falsa, sto pur sempre ammettendo che esiste la verità, e lo scetticismo risulta infondato.
Lo stesso tipo di ragionamento Platone fa per il relativismo: tutto è relativo. Come ha detto Protagora, «l’uomo è metro di tutte le cose»: quello che appare a me è vero per me, mentre quello che appare a un altro è vero per lui. L’affermazione tutto è relativo risponde a uno schema simile a quello di tutto è falso. Se sostengo che tutto è relativo è relativo pure il fatto di affermare che tutto è relativo, ma, se è relativo che tutto è relativo, c’è qualche cosa di assoluto. Se invece pretendo che dire che tutto è relativo è una frase che si riferisce a tutto tranne quello che sto dicendo io, quello che sto dicendo pretende di essere assoluto, quindi riconosco che c’è qualche cosa di assoluto. Anche il relativismo, l’anticamera del soggettivismo, è falso perché è autocontraddittorio. Ripeto: se nella frase tutto è relativo, faccio rientrare anche la frase stessa, allora la frase stessa è relativa e si smentisce, se invece pretendo che tutto è relativo tranne quello che sto affermando, quello che sto affermando lo considero assoluto, allora il relativismo è falso come lo scetticismo. Ed è falso anche il soggettivismo, cioè l’individualismo.
Infatti, che cosa implica la teorizzazione di questo terzo cardine della sofistica, cioè del soggettivismo o dell’individualismo? Protagora, Gorgia e tutti i sofisti conversavano di continuo e cercavano di convincere con le loro argomentazioni, quindi, mentre sostenevano il soggettivismo, cioè l’individualismo, facevano però ricorso alla comunicazione, e quindi ammettevano l’intersoggettività, cioè pretendevano di convincere e pertanto di poter comunicare. L’intersoggettività è il contrario del soggettivismo: il fatto che io sostenga come sofista una teoria soggettivista e poi pretenda di imporre questa teoria soggettivista ragionando, discutendo, cercando di persuadere, significa che sto cercando di avere la meglio comunicando con gli altri, ma la comunicazione è possibile solo sulla base dell’intersoggettività. Quindi proprio nel momento in cui voglio sostenere la mia tesi soggettivistica e individualistica sto facendo appello a un elemento sociale, comune, intersoggettivo, cioè al contrario di quanto voglio sostenere. Mentre sto negando la socialità e l’intersoggettività le sto riconoscendo implicitamente proprio perché cerco di comunicare.

 Vedremo nella prossima lezione come Socrate, a partire dall’estremo soggettivismo dei sofisti, usando proprio l’arma della loro capacità dialettica, riesca ad avviare il discorso di una fondazione oggettiva, universale dei valori, che sarà poi completata da Platone nella sua Repubblica.