Go to content Go to menu
 


L’Industria Culturale

Il termine Industria Culturale viene creato da Adorno ed Horkeimer per definire la produzione del materiale d’intrattenimento della società massificata.

Il tema dell’Industria Culturale ritorna in quasi tutta la produzione dei due filosofi, ed è presente anche in alcuni interventi dell’altro grande esponente della Scuola di Francoforte Marcuse, ma l’argomento viene trattato con maggiore chiarezza nella terza parte di “Dialettica dell’Illuminismo” intitolata “L’Industria Culturale – Quando l’Illuminismo Diventa Mistificazione di Massa.” (1947) del già citato Adorno.


Agli albori della sua ricerca Adorno utilizza il termine cultura di massa ma in seguito, per rendere meglio la posizione dell’utente – oggetto e non soggetto di tale cultura, conia la famosa espressione Industria Culturale. Carattere base dell’Industria Culturale è una “preordinata integrazione, dall’alto, dei suoi consumatori.”

Adorno inserisce nella propria critica anche i Mass-Media essi sono fondamentali allo sviluppo dell’Industria Culturale. Infatti i Mass-Media non sono degli strumenti neutrali, riempiti, in seguito, di contenuti ideologici ma sono degli strumenti ideologici per definizione. Infatti l’Industria Culturale contemporanea (Adorno scrive nel lontanissimo 1947) risulta qualificata dalle tecniche espressive usate.

Imperativo categorico dell’Industria Culturale è: “Devi adattarti , senza specificare a che cosa; adattarti a ciò che immediatamente è, ed a ciò che, senza riflessione tua, come riflesso della potenza e onnipotenza dell’esistente, costituisce la mentalità comune.” Infatti, secondo Adorno, il cinema contemporaneo (ovvero dell’47) provoca un blocco delle facoltà critico-riflessive dello spettatore, il quale è portato ad identificarsi totalmente con il film.

Il divertimento è “una sorta di prolingamento del lavoro nell’epoca del tardo capitalismo” poichè il blocco delle facoltà critico-riflessive porta ad un’estraneazione simile a quelle provocata dal lavoro. In questo modo l’atrofia mentale assale il lavoratore – spettatore provocando uno stordimento psichico-funzionale alle esigenze del sistema capitalistico. In questo sistema, infatti, “divertirsi significa essere d’accordo.”

Climax e male tra i mali dell’Industria Culturale è la pubblicità che circonda l’oggetto in questione di una serie di qualità e simboli per lo più illusori, che non hanno nulla a che fare con l’oggetto stesso, ma che il consumatore, inevitabilmente, confonde con esso.

Secondo Adorno, l’intero sistema capitalistico, continua a sopravvivere solo grazie alla massificazione istupidente dei media, in quanto l’Industria Culturale non fa altro che trasmettere le ideologie vitali per il sistema stesso.

Il grande mostro dell’Industria Culturale viene così descritto da Adorno nel lontano 1947. Adorno parla dei film in bianco e nero prodotti dalle grandi major americane e dei caroselli che avevano luogo prima deei film al cinema. Nell’analisi di Adorno sono completamente assenti la televisione, i dischi in vinile, i films a colori, le VHS, i cd-audio, internet, i dvd e gli mp3. Per non parlare poi dei talk-show, dei reality-show e delle fiction. Adorno definì istupidente l’operazione dei mass-media dell’47, non oso pensare cosa avrebbe detto della nostra televisione o, peggio ancora, di coloro che parlano solo della nostra televisione.