Go to content Go to menu
 


avevo vent'anni...

 

nizan e sartre“Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”. E’ Paul Nizan, scrittore francese, coetaneo e amico di Sartre, l’autore della frase che il ministero “tecnico” ha proposto ai maturandi per il tema sulla crisi economica. Risale al 1931, ed è tratta dall’incipit del romanzo d’esordio dell’autore, "Aden Arabia", una feroce e autobiografica “educazione sentimentale”.

“Ogni cosa rappresenta una minaccia per il giovane: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra gli adulti. È duro imparare la propria parte nel mondo. Ma a che cosa rassomigliava il nostro mondo? Pareva il caos che i greci collocano all’origine dell’universo fra le nebbie della creazione. Con la sola differenza che noi credevamo di scorgervi il principio della fine, di una vera fine, e non di quella che prelude al principio di un principio”. Lontano dagli echi della lieta giovinezza, Paul Nizan riassume in poche righe la turbolenza esistenziale, l’attracco imperfetto o la gestazione laboriosa a contatto con il mondo costruito dagli adulti. Un incontro/scontro tra esseri umani di differenti generazioni che si trasforma in una dichiarata guerra privata fra visioni della società.

Ma chi era Paul Nizan?


Figlio di un ingegnere ferroviario, studia all’Ecole Normale Supérieure, che descrive come “un’orgogliosa milizia di maghi”, una sorta di elitè dell’ipocrisia che ha “la missione di mantenere il popolo sulla retta via”. Dopo un viaggio in Yemen, che ispirerà il romanzo “Aden Arabia”, si iscrive al partito comunista francese in cui manterrà una costante e lucida militanza fino al 1939 (scrivendo contemporaneamente su riviste come HumanitéCe soir e iCahiers du bolchévisme), rompendo dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrof. “Nizan era un guastafeste – scrive Jean Paul Sartre nella prefazione a Aden Arabia – chiamava alle armi, all’odio, classe contro classe; con un nemico mortale e paziente non esistono accomodamenti: uccidere o farsi uccidere, non ci sono vie di mezzo”. Niente di più lontano dalla neutralità, da quel disegno tecnico che accomuna tutti alla creazione di un nuovo equilibrio, come nelle retoriche dell’Italia del governo Monti. Proprio alla violenza del capitale, Paul Nizan, dedica un personaggio in Aden Arabia, il Signor C. “uno speculatore, approfittatore e sfruttatore di persone – scrive Roberto Matteucci - che accumula ricchezza e denaro, per il solo piacere di farlo. La sua è una perversione: è l’attività dello sfruttamento a concedergli godimento”.

Paul Nizan nei suoi vent’anni perdeva il sogno della rivoluzione “in un mondo ordinato di ragioni”. Le grandi narrazioni dividevano ancora il mondo, ma nell’intimo di ogni testimone scomodo del proprio tempo, la loro fine, lentamente avanzava. “La rivoluzione liberava gli uomini dalla paura di vivere – confidò a Sartre al ritorno da un viaggio in URSS – ma non toglieva quella di morire”.