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saggio breve

2009-11-20

IL SAGGIO BREVE
(Tratto da

Come si scrive. Contributi per la didattica della scrittura, Scuola.com – De Agostini)
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INTRODUZIONE
Il nuovo Esame di Stato prevede per la prima prova due testualità nuove: il saggio breve e
l'articolo di giornale. Mentre questa seconda testualità resta difficile da definire e di dubbia
utilità didattica, la prima può rappresentare il punto di arrivo di un corso sulla scrittura che
metta in pratica tutte le competenze.
È utile chiarire alcuni elementi di vaghezza della riforma:
1. La tipologia del saggio breve o dell'articolo di giornale va intesa come testualità
argomentativa o anche espositivo-informativa?
2. Quale rapporto deve esserci fra la traccia e il titolo? Quest'ultimo deve essere formulato
secondo un criterio preciso oppure in modo libero?
3. Quali riflessi deve avere in concreto la scelta del destinatario o della destinazione sulla
struttura e sulla formulazione dell'elaborato?
4. La documentazione deve possedere caratteristiche particolari o è sufficiente che sia
coerente con l'argomento della traccia?
Inoltre è importante comprendere il senso dei vincoli imposti dalla riforma.
Infine vale la pena di soffermarsi sul momento della valutazione.
1. TESTO ARGOMENTATIVO O SOLO INFORMATIVO-ESPOSITIVO?
Se ci si limita all'informazione si rischia (soprattutto in presenza di documentazione) di fare un
lavoro di taglia e incolla. Non si stimola né lo spirito critico né la capacità di governare
l'operazione comunicativa nella sua complessità. Si ricade pertanto nel tema tradizionale,
apparentemente arricchito con qualche elemento che tuttavia non incide sul livello formativo.
Se si vuole un vantaggio educativo reale, è indispensabile un lavoro finalizzato
all'argomentazione (la grande assente nella cultura comunicativa italiana).
1.1. Che cosa si intende per argomentazione
Per gli studenti non è facile capire che cosa sia un'argomentazione e come si differenzi da una
documentazione e da un'esemplificazione. Tuttavia si tratta di una distinzione fondamentale
nella costruzione di qualsiasi testo, dalla tesi di ricerca alla lettera commerciale.
L'argomentazione infatti forma l'intelaiatura del testo, ciò che gli permette di avere un
andamento coerente e perseguire un fine sulla base di strumenti logici e capaci di persuadere
per le loro virtù generalizzanti e astratte; una volta individuato questo percorso, che
dall'enunciazione della tesi procederà a una sua dimostrazione sulla base di argomenti
condivisibili, solo allora avrà senso rafforzare gli argomenti con la documentazione adatta e
con esempi che diano evidenza agli argomenti.
È importante sapere che l'argomentazione riguarda l'ambito del probabile e non del necessario
(come accade invece per la dimostrazione scientifica).
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Gli argomenti sono capaci di convincere solo se si basano sulla visione del mondo del
destinatario. Perciò la loro forza dipende dal destinatario a cui sono rivolti.
1.2. La documentazione e l’esemplificazione
Documentazione ed esemplificazione non hanno il potere di convincere senza un argomento
almeno implicito (che nel saggio breve andrà esplicitato e valorizzato).
La documentazione infatti va interpretata. Essa in sé può prestarsi ad argomentazioni diverse e
persino opposte; è chi la usa che deve fornire una chiave di lettura, e questa chiave è appunto
l'argomentazione. L'utilità della documentazione risiede nella capacità di confortare con dati o
testimonianze autorevoli un argomento.
Anche l'esemplificazione possiede una funzione importante: rendere evidente ciò che il registro
astratto dell'argomentazione e quello fattuale e talora arido della documentazione hanno
costruito.
L'esemplificazione non possiede ovviamente alcuna capacità logica né può dare credibilità
scientifica e quantificare; tuttavia può toccare per così dire i sensi del destinatario, fargli
vedere un caso concreto, seppur isolato, di ciò che argomentazione e documentazione hanno
trattato da lontano, facendo appello solo alla razionalità e alla quantità o all'autorevolezza.
Molto spesso infatti ci accade di comprendere una definizione o una descrizione astratta grazie
all'esempio che ci viene portato. È l'esempio, cioè, che illumina la definizione teorica e ci
permette di comprenderla.
2. IL TITOLO
Formulare un titolo è un'operazione tutt'altro che banale, soprattutto se il testo deve essere
argomentativo. Infatti un titolo argomentabile deve contenere un argomento e una tesi.
Non si può stendere un testo argomentativo a partire da un titolo come La violenza nella
società. Esso non esprime una tesi e quindi non è argomentabile né a favore né contro; induce
invece a una serie di considerazioni, più o meno vaghe, sulla violenza presente nella società e
sui modi in cui si manifesta.
Un titolo corretto potrebbe essere La violenza nella società è in aumento oppure La crisi della
famiglia ha prodotto un aumento della violenza nella società. I due titoli esprimono una tesi
che può essere sostenuta o confutata.
Bisogna inoltre evitare di creare titoli troppo complessi che prefigurino o contengano gli
argomenti. Ad esempio un titolo come
L'immigrazione di extracomunitari si risolve in un'invasione di massa, genera una crescita della
criminalità e toglie lavoro agli italiani
Qui vi sono 3 tesi da sostenere oppure 3 argomentazioni a favore di una tesi sovraordinata
come L'immigrazione di extracomunitari è un fenomeno da contrastare; in tal caso i nuclei
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argomentativi potrebbero essere: a) perché si risolve in un'invasione; b) perché genera
aumento della criminalità; c) perché toglie lavoro agli italiani.
Tra le competenze che gli studenti devono mostrare nell'esame di stato vi è la formulazione di
un titolo a partire da una traccia. È pertanto indispensabile che i docenti sappiano come si
formuli un titolo argomentabile e come questa competenza possa essere insegnata.
3. IL DESTINATARIO
Porsi il problema del destinatario è alla base di qualunque attività comunicativa.
La scelta delle argomentazioni deve perciò essere collegata al
destinatario. Non si useranno argomenti tratti dalla tradizione
cristiana per convincere un pubblico di musulmani che si deve
abolire la pena di morte. Così come non si useranno argomenti
tratti dalla dottrina liberista per convincere un pubblico di
sindacalisti a non scioperare.
Gli argomenti vanno commisurati sul destinatario, devono far leva
su valori e convinzioni condivisibili da parte del destinatario, cioè
devono comunicare con la visione del mondo di quest'ultimo.
Inoltre gli argomenti vanno scelti in base alla situazione
comunicativa, che deve tener conto di tutti gli elementi del contesto. Alcuni potranno essere di
carattere culturale, altri di carattere logico, altri di carattere contingente.
D'altra parte, riflettere sulla situazione comunicativa è di per sé un'attività argomentativa.
Perciò gli esercizi finalizzati alla valutazione della situazione comunicativa sviluppano la
capacità argomentativa.
Infine, comprendere che il testo si fonda sulla scelta del destinatario, e non è precedente a
essa, determina le scelte di registro linguistico.
4. COME SCEGLIERE LA DOCUMENTAZIONE
La documentazione non deve prefigurare l'argomentazione.
Non si può chiedere di sostenere una tesi con argomentazioni, fornendo come documentazione
un testo che argomenti a favore di quella tesi. In tal caso lo studente riporterebbe, magari con
parole sue, le argomentazioni esplicitamente o implicitamente contenute nella
documentazione.
Bisogna invece mettere l'accento sulla distanza tra documentazione e argomentazione. Si può
infatti utilizzare la stessa documentazione per argomentare in modo opposto. I dati statistici,
ad esempio, vanno interpretati, e, a seconda dell'interpretazione, gli stessi dati possono essere
utilizzati per sostenere argomentazioni diverse o anche tesi opposte.
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Nell'attività professionale non accade quasi mai di trovare la documentazione in testi che
hanno lo stesso obiettivo del testo che si intende produrre. Bisogna invece cercarla in testi nati
con scopi molto diversi, e di cui forse non si sarebbe sospettata l'utilità fino a quel momento.
Per una relazione, per esempio, servono dati o informazioni utili a un obiettivo preciso. Esse
andranno cercate in testi diversi, per poi adattarle allo scopo che si persegue, che di solito sarà
molto diverso da quello della fonte.
Per esempio, lo scopo di un'enciclopedia non è lo stesso di una relazione, ma per scrivere una
relazione forse servirà consultare un'enciclopedia. Analogamente, lo scopo di un articolo di
giornale utilizzabile come documentazione per un saggio breve sarà molto diverso dallo scopo
di quest'ultimo. Pertanto sarà indispensabile usare la fonte cambiandone il taglio, vale a dire
prendendo alcune informazioni e ricontestualizzandole, usandole cioè per un obiettivo nuovo.
5. I VINCOLI DELL'ESAME DI STATO
I vincoli richiesti dall'Esame di Stato riguardano
1. il tempo a disposizione;
2. lo spazio minimo e massimo;
3. l'elaborazione di un titolo;
4. la definizione del destinatario;
5. la strutturazione gerarchica;
6. l'uso della documentazione.
Questi, ed eventualmente altri vincoli che possono essere introdotti (per es. la definizione del
numero di argomentazioni, l'uso di citazioni o di riassunti o di schedatura di parte della
documentazione, la partizione testo/note, le note bibliografiche, la bibliografia generale) hanno
una duplice funzione:
1. intendere il testo come una operazione comunicativa compiuta e quindi inserita in un
contesto e valutabile sulla base di esso (non quindi come mero esercizio astratto);
2. educare alla scrittura come attività professionale, quindi subordinata alle esigenze di
essa.
5.1. La gestione delle informazioni
Anche il saggio breve, come ogni testualità, deve saper
gestire le informazioni in modo adeguato alla situazione
comunicativa. Le circostanze possono suggerire strategie
diverse da quella che qui si propone e che va adottata in
mancanza di una evidente ragione contraria.
Trattandosi di un testo argomentativo il modo più chiaro
per gestire le informazioni è di organizzare il testo in
un'introduzione, un numero variabile di unità
argomentative e una conclusione.
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L'introduzione ha il compito di fornire subito al lettore gli elementi fondamentali per
comprendere il quadro generale del discorso:
1. deve formulare la tesi già espressa dal titolo e precisarla. Per es. se il titolo esprime la
tesi Superiorità del modello europeo su quello americano, l'introduzione può precisarla e
definirla in vari modi, per es. Il modello europeo è superiore a quello americano come
sistema di convivenza sociale;
2. deve fornire al lettore l'intelaiatura del testo, cioè le argomentazioni fondamentali,
badando a metterle nell'ordine che effettivamente occupano nel testo, in modo che il
lettore possa poi concentrarsi sul contenuto e non si distragga per comprendere la
struttura del testo. Per es. Ciò è dovuto a tre ragioni fondamentali: il peso maggiore
dato ai valori della cultura rispetto a quelli dell'economia, un modello urbano che
favorisce il contatto sociale e uno stato sociale che garantisce i cittadini.
Le unità argomentative devono essere ordinate in modo da aumentare la loro capacità
persuasiva. L'argomento più forte va quindi alla fine. Se infatti il lettore non sarà stato
convinto dagli argomenti precedenti e se ne trova uno più debole alla fine, sarà ancor più
rafforzato nel suo atteggiamento contrario.
La conclusione non deve limitarsi a una formula di chiusura, ma deve ribadire la tesi che ora
acquista una forza diversa grazie allo svolgimento delle unità argomentative arricchite di
documentazione ed esemplificazione.
5.2. La progettazione
Scrivere un testo così complesso riuscendo a governare bene i
vincoli e mantenendo una struttura equilibrata è impossibile
senza una progettazione accurata.
La fase di progettazione perciò deve costituire un momento
importante del lavoro e all'inizio va svolta autonomamente e va
discussa con l'insegnante.
Una buona progettazione parte dalla considerazione del
destinatario e dei vincoli di tempo e spazio. Su questa base si
definiscono le argomentazioni che si vogliono usare.
Attorno alle argomentazioni si costruiscono le altre informazioni:
si sceglie la documentazione, decidendo quale di esse affiancare ai singoli argomenti, e
analogamente si fa con le eventuali esemplificazioni.
In questa fase si devono definire anche gli altri eventuali vincoli: la documentazione va usata
in un modo particolare (per es. come riassunto o come citazione)? va citata in nota? va
riportata in una bibliografia generale?
Solo dopo che tutto ciò è stato predisposto si potrà iniziare la stesura, che a questo punto sarà
rapida e potrà preoccuparsi solo degli aspetti linguistici.
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Ciò non significa che nel corso della stesura non si potrà più apportare alcun cambiamento alla
struttura. Ma solo avendo a disposizione un progetto accurato è possibile governare gli
eventuali cambiamenti senza creare scompensi.
5.3. La lingua del saggio breve
La lingua del saggio breve dovrebbe avere caratteristiche vicine al linguaggio accademico:
poca emergenza dell'io (quindi evitare le forme in prima persona che fanno emergere in
superficie la soggettività dell'autore);
lessico preciso e non espressivo;
ordine delle parole naturale e poche tematizzazioni;
registro sostenuto che mira a far parlare i contenuti e non a convincere con l'uso di
figure retoriche o espressioni colorite.
Questo non vuol dire eliminare l'individualità stilistica, ma garantire che tutti si impadroniscano
di una lingua rigorosa. Dopo di ciò si potrà lasciare libertà a uno stile più personale badando
però a che sia effettivamente motivato dalla situazione comunicativa.
6. LA VALUTAZIONE
Il momento della valutazione spesso genera confusione, perché mancano parametri di
riferimento semplici e chiari. Si oscilla così tra una visione soggettiva e impressionistica e la
velleità di stabilire rigidi criteri oggettivi, spesso destinati ad alimentare una sorta di
valutazione burocratica.
Qui si propone e si discute una griglia che possa funzionare da bussola per la scrittura, senza
pretese normative. La valutazione deve tener conto di circostanze ed esperienze
necessariamente variabili.
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La griglia implica la distinzione tra competenze più profonde (testuali) e competenze di
superficie (linguistiche). Ovviamente non è possibile una separazione rigida fra le due, ma
concepire la struttura di un testo e riflettere sulle sue implicazioni comunicative è ben diverso
da una formulazione corretta o addirittura elegante.
7. LA VALUTAZIONE
7.1. La valutazione del testo
Della competenza testuale fanno parte l'adeguatezza pragmatica, la selezione del contenuto e
la sua strutturazione gerarchica.
Per adeguatezza pragmatica si intende il rapporto fra il testo e i vincoli interni ed esterni a
esso. I primi vincoli da rispettare sono quelli forniti dalle consegne (sostenere la tesi, rispettare
il tempo e lo spazio, ecc.); il mancato rispetto delle consegne indica l'incapacità di adeguarsi
alle richieste del committente o ai limiti della realtà in cui si opera.
In seguito vengono i vincoli indicati dalla situazione comunicativa. In sostanza questo settore
della griglia serve a formulare al testo le domande seguenti:
1. la concezione generale del testo è congruente con la destinazione indicata? Esiste, cioè,
un'effettiva riflessione su come organizzare il testo in rapporto al destinatario oppure
quest'ultimo è un'indicazione posticcia e non riconoscibile nelle strategie adottate?;
2. la tipologia testuale è rispettata nei suoi parametri complessivi (emergenza dell'io,
oggetto/titolo, intestazione, scansione interna, registro scelto, gerarchia, ecc.)?;
3. lo scopo comunicativo del testo è individuabile chiaramente e perseguito in maniera
efficace?
In questa fase si valuta solo la congruità tra l'impianto generale e quanto viene richiesto allo
studente, cioè svolgere una certa operazione in circostanze determinate. Si valuta quindi la
percezione da parte dello studente della complessità dell'atto comunicativo che è chiamato a
realizzare.
In una seconda fase si valuta la struttura del testo dal punto di vista del contenuto, badando
principalmente a due aspetti: la tenuta delle argomentazioni e l'uso della documentazione o
dell'esemplificazione. È il momento di valutare se l'autore mostra capacità argomentative
credibili (nella situazione), se sa piegare la documentazione disponibile ai propri fini (quindi se
l'ha saputa analizzare, scegliere e inserire) e se sa dare evidenza esemplificativa al
ragionamento.
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In una terza fase si deve analizzare la distribuzione dei contenuti. In particolare va valutato:
1. se la partizione interna al testo è chiara e risponde a una logica coerente per il lettore o
richiesta nelle consegne (per esempio se i paragrafi o i capoversi individuano unità con
un grado di autonomia tale da giustificare la segnalazione gerarchica, se il rapporto
testo-note è corretto e coerente, se i caratteri tipografici - o altri elementi di messa in
rilievo - sono usati correttamente);
2. se le parti sono proporzionate (per esempio se l'introduzione non supera dimensioni
accettabili a scapito del corpo del testo oppure se una delle unità non è sproporzionata
o ancora se la conclusione è riconoscibile in quanto unità e non si limita a una o due
frasette di chiusura);
3. se i contenuti sono distribuiti in modo equilibrato (per esempio se la documentazione,
l'esemplificazione e l'argomentazione sono fusi; spesso infatti una cattiva progettazione
produce una separazione netta fra documentazione e argomentazione, mentre la prima
deve servire a corroborare la seconda man mano che essa compare).
Inoltre in questa fase si dovrà osservare e valutare l'uso dei connettivi come puntelli del
discorso: essi servono infatti a segnalare le svolte del ragionamento sia in senso gerarchico
(indicando il passaggio da un'unità all'altra e quindi demarcando i confini gerarchici), sia in
senso concettuale (indicando i rapporti logici di causa, conseguenza, tempo, ecc.).
7.2. La valutazione linguistica
Solo dopo aver valutato la competenza testuale si passa alla competenza linguistica, che va
analizzata sotto l'aspetto stilistico e sotto quello grammaticale.
Per stile si intendono le scelte linguistiche che non riguardano direttamente la correttezza
grammaticale ma l'appropriatezza e l'opportunità. In particolare si dovrà valutare il registro
(adottato nella stesura del testo, decidere se è adatto all'operazione complessiva che lo
studente doveva svolgere.
Tutto ciò che contribuisce alla leggibilità del testo ma non è strettamente collocabile all'interno
della grammatica tende a essere trascurato nella scrittura a scuola.
Si tollerano segni come la X per indicare la preposizione per oppure abbreviazioni improbabili
(cmq per comunque, prob. o simili per probabilmente, ecc.). Questi espedienti sono frequenti
nel gergo giovanile e vengono incoraggiati oltre che dalla tecnica degli appunti anche dalle chat
o dai messaggi SMS dei cellulari (e sono effettivamente utili in questi tre casi).
È importante, e non banale, preoccuparsi di educare gli studenti a capire in quali testi e in
quali situazioni è opportuno ricorrere alle abbreviazioni; analogo discorso va fatto per i segni
interpuntivi dell'espressività e per le virgolette, che sempre più vengono usate come segno di
espressività mentre hanno soprattutto la preziosa funzione di segnalare le citazioni o i periodici
(si pensi alle virgolette usate dalle ferrovie per indicare i treni "regionali", parola di cui in tal
modo si vuole segnalare l'uso tecnico). Questi aspetti non possono essere considerati banali o
inutili in un processo didattico sulla scrittura, se questo processo è condotto in vista di
un'utilizzazione professionale. Il mondo del lavoro non tollera la trascuratezza oppure, quando
la tollera, produce testi molto difettosi comunicativamente. La scrittura (e la lettura) infatti non
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si basa solo sulla grammatica e sul significato ma su tutto ciò che compare sulla pagina o sul
foglio (e anche sul loro contorno).
7.3. Quale peso dare agli elementi della griglia
Quale peso dare ai diversi elementi della griglia di valutazione?
Anche qui non è possibile una risposta univoca. Molto dipenderà
ovviamente dalla fase del processo didattico e dagli obiettivi
dell'esercitazione.
In linea di massima si può dire che la scuola italiana è abituata a
correggere e valutare gli elementi linguistici di superficie (e
nonostante ciò gli errori di lingua sono generalizzati) ma è molto
indietro nella considerazione del testo, contrariamente a quanto
avviene in altre culture.
D'altra parte non è facile costruire le abilità necessarie
all'osservazione, alla correzione e quindi alla valutazione degli
elementi testuali. Si consiglia, perciò, di dedicare a questi aspetti
un'attenzione e un peso particolari.
Infine si tenga presente che se è facile correggere negli studenti le carenze ortografiche è già
più difficile intervenire sulla sintassi, e insegnare una buona condotta testuale è il compito più
impegnativo.
Ciò si spiega con almeno due considerazioni: si esce da un piano normativo per passare a un
piano in cui la soggettività è più presente; si abbandonano le unità piccole (e quindi più
facilmente gestibili), come il grafema, il sintagma o la frase, per dominare
contemporaneamente tutto ciò che ha effetti sulla comunicazione.
8. ESERCIZI
8.1. Indicazioni per gli insegnanti
Il nuovo Esame di Stato introduce una nuova mentalità nella scuola italiana. Si richiede una
scrittura motivata e vincolata, non più libera e un po' casuale com'era il vecchio tema. Inoltre
si stimola all'argomentazione, tradizionalmente trascurata dalla scuola. Essa deve basarsi sul
ragionamento e insieme sulla conoscenza. Da qui l'importanza della documentazione e di un
suo uso efficace.
L'esame induce a considerare la scrittura come inserita in un processo comunicativo
complesso. Il testo va valutato all'interno di esso, mentre il tema tradizionale costituiva un
esercizio esclusivamente scolastico e astratto dalle circostanze che nella realtà condizionano la
comunicazione.
Gli insegnanti sono perciò chiamati a sensibilizzare gli studenti sull'importanza dell'attività
argomentativa e sulla complessità dell'atto comunicativo nelle sue varie componenti; inoltre
devono insegnar loro a governare queste componenti che si traducono in vincoli precisi e
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variabili.
Un compito così articolato deve essere svolto gradualmente, affrontando le singole difficoltà in
maniera isolata prima di combinarle tra loro. L'importante è che lo studente acquisisca degli
strumenti attraverso la disciplina e il rispetto dei vincoli. Che esca da un falso concetto di
libertà e creatività che troppo spesso conduce invece a superficialità e vuotezza. La libertà
infatti deve essere responsabile e la responsabilità nasce dalla consapevolezza.
8.2. Esercizi sull’argomentazione
Prima dell'uso della documentazione per stendere un saggio breve, lo studente deve aver
appreso il concetto di argomentazione.
A questo scopo è utile far svolgere alcune composizioni brevi (200-250 parole) in cui lo
studente deve sostenere la tesi espressa dal titolo. È di importanza fondamentale che lo
studente rispetti l'obbligo di sostenere la tesi espressa dal titolo anche se non la condivide.
Infatti, si acquisisce la capacità di sostenere adeguatamente le proprie opinioni solo dopo aver
compreso i meccanismi e le tecniche dell'argomentazione.
La struttura del testo avrà una introduzione, un numero predefinito di argomentazioni, una
conclusione.
Il testo deve possedere solo le argomentazioni, non quindi documentazione o esemplificazione.
L'esercizio può essere ripetuto variando il destinatario e perciò inducendo lo studente ad
adeguare le argomentazioni a destinatari diversi.
8.3. Esercizio sui titoli
L'Esame di Stato richiede di dare un titolo al testo prodotto a partire da una traccia generica. Il
titolo di un testo argomentativo si forma incrociando un argomento a una tesi.
Per esempio
Il patrimonio artistico italiano (argomento) non è tutelato bene (tesi)
La vita in montagna (argomento) è più salutare (tesi)
Lo studio dell'argomentazione (argomento) aiuta le relazioni con gli altri (tesi)
Naturalmente a partire da una traccia si possono formulare innumerevoli titoli. Ma poi è il titolo
che guida il testo.
La traccia può essere molto breve, per es. il solo argomento, oppure molto lunga (spesso
consiste in un discorso che deve stimolare riflessioni). In entrambi i casi lo studente deve
estrarne un titolo argomentabile.
8.4. Esercizi sui vincoli
È utile esercitare i vincoli singolarmente prima di combinarli insieme.
L'attenzione al destinatario può essere esercitata discutendo gli effetti delle diverse
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argomentazioni su destinatari differenti oppure cercando le argomentazioni adatte per
convincere di una tesi più destinatari.
Può essere molto utile leggere testi argomentativi e analizzare le argomentazioni cercando di
comprendere come esse potrebbero essere accolte da destinatari diversi per cultura, ceto
sociale, posizione politica e cercando di confutarle da diversi punti di vista. In tal modo si
stimolano gli studenti a mettersi nei panni di diversi destinatari e a cercare di vedere il mondo
da punti di vista differenti.
Tempo e spazio testuale devono essere vincoli costanti in qualunque esercitazione.
La manipolazione dei testi documentari è uno degli esercizi più utili. Oltre al riassunto e al
riassunto con cambio di taglio, sono utilissime la schedatura e la sintesi.
Essersi esercitati nella manipolazione dei testi permette agli studenti di impadronirsi di
tecniche diverse per utilizzare la documentazione.
8.5. Esercizi sulla combinazione dei vincoli
Combinare molti vincoli (anche più di quelli richiesti dall'esame) educa lo studente a governare
il testo in condizioni di difficoltà e lo rende particolarmente consapevole dell'utilità di una
buona progettazione.
Esempio di esercizio
Sostenere la tesi espressa nel titolo in un testo di 500 parole (con tolleranza del 10% in più o
in meno) e badando a:
costruire un testo con introduzione, 3 unità argomentative e conclusione;
usare per ogni unità almeno una fonte documentaria;
inserire in ogni unità un'esemplificazione (che può anche essere tratta dalla
documentazione);
usare una delle fonti documentarie sotto forma di citazione;
usare una delle fonti documentarie sotto forma di riassunto;
indicare in apposite note a piè di pagina l'indicazione bibliografica delle fonti usate;
rispettare il limite di tempo indicato.
La documentazione dovrebbe essere fornita in precedenza in modo che gli studenti possano
familiarizzare con essa. Un buon modo per fornire la documentazione è quello di richiedere
esercitazioni su ognuna di esse (per es. svolgendo un riassunto con cambio di taglio, una
schedatura o un riassunto). All'ultimo momento, se si vuole, si può fornire un'ulteriore
documentazione, per es. statistiche o grafici, che lo studente deve selezionare in poco tempo
(ciò stimola la capacità di selezione delle informazioni) e ovviamente usare solo in quantità
molto ridotta.
Un esercizio del genere (i vincoli possono essere variati dal docente) dovrebbe costituire il
punto di arrivo di un processo che preveda sempre la dimostrazione della stessa tesi:
prima come pura ricerca degli argomenti possibili, senza limite;
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quindi come composizione breve con una strutturazione e una scelta di un numero
definito di argomenti; questa fase può essere ripetuta variando i destinatari;
infine imponendo i vincoli di documentazione ed esemplificazione (eventualmente
precisando l'uso che deve essere fatto delle diverse fonti) e chiedendo allo studente di
definire il destinatario. Questa terza fase va divisa in due momenti, della stessa
importanza:
o la progettazione;
o la stesura vera e propria.
 

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